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martedì 3 novembre 2020

Università: laurearsi e crescere dopo i 30 anni con la facoltà “tailor-made” in periodo Covid

 In un momento così difficile, segnato dall’emergenza che stiamo vivendo a livello globale, la tecnologia digitale ha dimostrato di essere uno strumento fondamentale





L'articolo è stato pubblicato su Repubblica 

Nel settore della formazione in particolare, l’e-learning e la didattica a distanza rappresentano una valida soluzione. Sia a favore della sicurezza e della continuità dell’insegnamento. Ed anche di quanti approfittano delle circostanze, magari per investire sulla propria formazione riprendendo il percorso accademico. E tornano, così, a studiare per conseguire quella laurea alla quale si è rinunciato tanto tempo fa. Anche perché col tempo ci si è resi conto dell’importanza di quel titolo di Dottore, a vantaggio dell’avanzamento professionale ed economico.
Nel nostro Paese, c’è chi crede da sempre nella didattica a distanza. Sono le università telematiche che, come l’Università Popolare degli studi di Milano, una Università di Diritto Internazionale con riconoscimento del titolo secondo la convenzione di Lisbona nella regione Europea, con presupposti storici dal 1901, si caratterizzano per flessibilità e personalizzazione del percorso di studi. In più l’ateneo meneghino è pensato appositamente per le esigenze degli studenti più maturi, professionisti e lavoratori over 30 che vogliono tornare a studiare e laurearsi senza però dover sacrificare responsabilità di lavoro e famiglia. Uno dei vantaggi che offre lo smart studying, infatti, è che può essere seguito ovunque ci si trovi, in casa propria ed anche dal proprio ufficio.

I corsi online di Laurea Triennale, Magistrale, e i Dottorati di ricerca proposti dall’Università Popolare degli studi di Milano non hanno obbligo di frequenza, non prevedono il numero chiuso, sono fruibili su una piattaforma online. E sono ritagliati “su misura”, ovvero danno l’opportunità di raggiungere, in tempi e modalità personali, i propri obbiettivi accademici. Offre inoltre percorsi formativi unici, quali Scienze Olistiche, Criminologia e Scienze Investigative anche applicate ai Beni Culturali e Antichità, oltre alle facoltà classiche come Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione, Sociologia, Giurisprudenza, Ingegneria Gestionale. Un’altra particolare caratteristica per cui l’ateneo eccelle, consiste nel premiare proprio chi ha già un lavoro. Riconosce, infatti, dei crediti formativi (CFU) in base alle attività professionali e al curriculum personale, che, compatibilmente con il percorso di studi intrapreso, permette di “saltare” alcuni esami e conseguire la laurea in maniera più diretta, senza perdite di tempo. “Questo ci è possibile perché siamo un’Università Internazionale che non fa parte dell’ordinamento italiano. Siamo cioè riconosciuti a statuto speciale come Università Internazionale con titoli che hanno valore legale secondo la Convenzione di Lisbona sul riconoscimento del titolo in tutta Europa” spiega il presidente Marco Grappeggia. È ufficialmente affiliata alla UUPN University of United Popolar Nations ed altre università internazionali.

È stata la prima in assoluto in Italia ad utilizzare una piattaforma di formazione telematica. Lo studente può, prima di tutto, inviare il proprio curriculum personale. In base all’esperienza lavorativa o precedenti studi, un collegio di docenti valuta la preparazione individuale e quantifica il numero di CFU riconosciuti.


Le iscrizioni sono aperte tutto l’anno e si può cominciare o ricominciare a studiare in qualsiasi momento. Ad oggi sono circa 7mila gli studenti dell’università iscritti ai venti corsi di laurea triennali e magistrali, tra cui: Economia e Diritto, Sociologia ad indirizzo psicologico, Scienze Politiche Umanistiche, Scienze della Comunicazione, Giurisprudenza internazionale ciclo unico (non abilitante all’esame di Stato), Ingegneria Gestionale Economia e Diritto. 

Lavori e vuoi la laurea? Sogno possibile

 L’Università Popolare riconosce crediti da attività professionali compatibilmente con il percorso di studi desiderato





MILANO L’università Popolare di Milano premia chi ha già un lavoro. Tornare a studiare è ancora più facile, l’Ateneo ha infatti deciso di riconoscere dei crediti da attività professionali e dal curriculum personale, che, compatibilmente con il percorso di studi intrapreso, permette di eliminare alcuni esami. "Questa procedura ci è possibile perché noi non facciamo parte dell’ordinamento italiano ma siamo riconosciuti a statuto... 

L'articolo continua su IL GIORNO 

lunedì 2 novembre 2020

SCIENZE OLISTICHE, I PRIMI 13 LAUREATI

 Il corso accademico è nato dalla collaborazione tra il Centro studio Gayatri e l’Università Popolare di Milano





Capitale nazionale delle scienze olistiche. Nei giorni scorsi, proprio nella città di Teodolinda, si sono laureati i primi tredici dottori in scienze olistiche. Un corso triennale nato dalla collaborazione tra il Centro studio Gayatri di via Monte Santo e l’Università Popolare di Milano, una realtà che vanta una storia di oltre cento anni. In settimana la cerimonia di consegna delle pergamene ai tredici studenti che hanno appena concluso il loro percorso accademico, in un anno particolare dove lezioni ed esami si sono... (l'articolo continua su IL GIORNO



lunedì 9 dicembre 2019

“L’IMPRESA MAFIOSA”, EVENTO IL 13 DICEMBRE A ROMA

Il 13 dicembre a Roma, nella sala “Radici del Presente” messa a disposizione dalla Fondazione della Generali Assicurazioni, si terrà l’evento dal titolo “L’impresa Mafiosa”.
La giornata di studi affronterà diversi aspetti riguardanti le attività mafiose, così come gli strumenti messi a punto dal sistema di giustizia del nostro Paese con l’intento di sradicarla.
Relatore d’eccezione il Magistrato Alfonso Sabella, che è stato Sostituto Procuratore del pool antimafia di Palermo e Assessore alla legalità del Comune di Roma con delega sul litorale di Ostia.

L’avvocata e criminologa Silvia Mesturini parlerà del carcere duro, il cosiddetto regime del 41 bis, messo a punto all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La dott.ssa Giada Vastano introdurrà il tema del pentitismo e la creazione della figura del collaboratore di giustizia come strumento per combattere e tentare di smembrare un sistema chiuso e omertoso, come quello dell’organizzazione mafiosa. Il fenomeno del pentitismo, valutato spesso in modo troppo emozionale fin quasi a demonizzarlo, costituisce in realtà uno dei temi fondamentali su cui si gioca il buon esito della riforma del processo penale. Ciò non toglie che le dichiarazioni rese dai pentiti vadano valutate con grande prudenza.

La Prof.ssa Maria Gaia Pensieri sociologa e criminologa, docente presso l’Università Po-polare degli Studi di Milano, tratteggerà la trasformazione del ruolo della donna all’interno di queste organizzazioni criminali, che nel corso del tempo sono passate dall’essere custodi silenziose del malaffare degli uomini della famiglia a protagoniste nella conduzione delle attività della cosca o a rappresentare gli elementi di rottura. Donne coraggiose che hanno fatto la differenza, denunciando i loro congiunti e rompendo quel consenso necessario alla tenuta dell’organizzazione mafiosa. 

Università Popolare degli Studi di Milano, Università di diritto Internazionale, patrocina l’evento.

Piuttosto originale l’apporto della grafologia all’interno della giornata di studi. La dott.ssa Giovanna Sciabbarrasi, grafologa e perito grafico giudiziario, analizzerà i tratti di personalità emergenti dalle scritture degli uomini di mafia messe a confronto con quelle degli uomini di legge.
Tra le attività in cui la piovra ha allungato i suoi tentacoli certamente una è l’archeologia: scavi clandestini, furto, traffico illecito di opere d’arte e reperti archeologici saranno i temi di cui parlerà il Prof. Pier Matteo Barone, che affronterà anche gli aspetti lesivi per le persone e per l’ambiente oltre che per l’economia, derivanti dallo smaltimento di rifiuti, un’altra attività redditizia portata avanti dall’economia parallela mafiosa.
A concludere gli interventi della giornata, un’introduzione agli aspetti operativi delle investigazioni; in particolar modo quelle riguardanti l’informatica forense e la telefonia forense utili supporti per le indagini. A far luce su queste tecniche il dott. Ignazio Tulumello, della Digital Italia Forensic che da molti anni collabora con le Procure nazionali.
Per informazioni tel: 06 56548508 
Per l'iscrizione seguire il link: https://form.jotformeu.com/93047749145363

venerdì 30 agosto 2019

La Professoressa Maria Gaia Pensieri ha scritto un libro sull'errore giudiziario

“La falsa giustizia” è stato scritto a quattro mani con il Generale Luciano Garofano.




Intervista alla Professoressa Maria Gaia Pensieri, docente di sociologia presso l'Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale - e autrice del libro 


Maria Gaia Pensieri è docente presso l'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, ed è direttrice responsabile dell'area formazione e ricerca dell'Accademia italiana delle Scienze Criminologiche e Investigative (AISCI). Laureata in Scienze per l'investigazione e la sicurezza e in Ricerca sociale per la sicurezza interna ed esterna, ha conseguito i master in Antropologia filosofica e forense, criminologia e tecniche investigative avanzate e in Scienze Criminologiche-forensi. È dottore di Ricerca in scienze umane e sociali a indirizzo criminologo. Attiva sui temi della violenza di genere, del bullismo e del cyberbullismo, ha firmato diverse pubblicazioni ed è socia della Società italiana di criminologia (sic) e dell'Accademia italiana di Scienze Forensi (Acisf). È colorata in Penelope (S)comparsi Uniti. 

Perché la scelta di questo titolo La falsa giustizia?


Parafrasando Platone la giustizia è un principio immanente che armonizza le varie classi dello Stato nell’attività e funzionamento del tutto, realizzando ordine, armonia e unità.

Quando non c’è reale giustizia allora possiamo parlare di parvenza di giustizia ossia di quella che vuole apparire come tale per ridonare la pace sociale, ma non vi riesce, perché pur servendosi degli strumenti realizzati dall’uomo per aspirare al suo raggiungimento, lo stesso uomo commette degli errori che portano a delle gravi conseguenze, ossia la condanna di innocenti, la liberazione dei colpevoli di un crimine o la mancata individuazione dei suoi autori.

Nel libro abbiamo affrontato specificamente il tema dell’errore giudiziario, dal punto di vista delle ingiuste condanne, prendendo come modello l’esperienza statunitense.



Perché l’esperienza nordamericana, che peraltro ha un sistema giudiziario differente dal nostro?


Perché loro per primi hanno studiato in maniera sistematica le diverse cause o concause responsabili della realizzazione di errori giudiziari. L’associazione statunitense Innocence Project fondata nel 1992 ha dedicato la sua attività a casi giudiziari di persone condannate in via definitiva, ma che si professavano innocenti con argomentazioni plausibili, e ha compiuto ricerche e azioni sul campo sia per individuare gli errori che erano stati commessi nei procedimenti sia per reperire nuove prove per arrivare alla riapertura dei casi stessi.

Avere una casistica tanto ampia (dal ‘92 a oggi) ci ha permesso di capire in quali ambiti del procedimento giudiziario si verificano maggiormente gli errori e quali potrebbero essere le possibili soluzioni.

La Prof.ssa Maria Gaia Pensieri 
Benché il nostro sistema processuale di Civil Law, sia differente da quello di Common Law anglosassone, resta il fatto che entrambi si avvalgono di prove tipiche e atipiche, di prove scientifiche, di tecnologie, di testimonianze, di periti e consulenti; e nel dibattimento come da noi, del contraddittorio tra le parti per arrivare a un verdetto di colpevolezza o innocenza.

Con le dovute differenziazioni che evidenziamo anche nel libro, resta invariato il nostro interesse per il lavoro di individuazione delle falle svolto da Innocence Project, durante le fasi iniziali delle indagini, gli interrogatori, le testimonianze o dovute all’apporto di pseudo scienze all’interno del processo. 


In Italia abbiamo lavori simili?


Direi di no. In Italia abbiamo iniziato solo da qualche anno a studiare le cause di errore giudiziario, per cui non possiamo avvalerci di una casistica ampia come la loro.

Quando è partito questo lavoro negli USA, l’opinione pubblica era scettica, perché riponeva una fiducia incondizionata nel sistema giudiziario americano, ritenuto infallibile e tra i più democratici al mondo.

Ma quando l’attività svolta da questa associazione ha iniziato a portare alla luce gli errori commessi, la loro attività ha ricevuto un impulso, sono state aperte altre sedi in diversi Stati degli USA e il numero di casi dubbi segnalati sono cresciuti vertiginosamente. È come se fosse stato scoperchiato un vaso di Pandora, una nuova consapevolezza si è andata via via formando nelle persone, tanto da spingere diversi Stati dove vigeva la pena di morte a sospendere le esecuzioni in attesa di nuovi sviluppi. Sono state istituite delle commissioni d’inchiesta e sono state svolte delle verifiche sulle attività di alcuni consulenti delle Procure, insomma tutta una serie di interventi per correggere tutto ciò che risultava necessario per un adeguato svolgimento dei processi e per fornire maggiori garanzie agli imputati.



Quindi secondo lei  qual è la situazione degli errori giudiziari nel nostro Paese?


Questo non lo sappiamo, ma possiamo partire dal lavoro svolto negli Stati Uniti e da quello che abbiamo descritto nel nostro libro per iniziare a ragionare sui nostri possibili errori.

Sicuramente, e lo posso affermare senza correre il rischio di smentite, la lentezza del nostro sistema giudiziario contribuisce in modo concreto al verificarsi di errori giudiziari. Pensi al largo ricorso che facciamo della carcerazione preventiva: un imputato attende molti anni la conclusione dei processi che lo riguardano per poi uscirne magari scagionato con formula piena, e questo già ci dovrebbe far comprendere che qualcosa nel nostro sistema non funziona. Non possiamo parlare di errore giudiziario nella vera accezione del termine, perché canonicamente l’errore si compie quando c’è una sentenza definitiva e poi a seguito di una revisione processuale il condannato viene riconosciuto innocente, ma chiamiamo pure questo errato coinvolgimento come vogliamo, resta comunque il fatto che delle persone vengono invischiate in procedimenti giudiziari per uscirne pulite dopo molti anni; è facile comprendere che la loro vita non sarà più la stessa e, mi creda tutto ciò purtroppo, potrebbe accadere a ognuno di noi. 

L’acquisizione tardiva di testimonianze, l’escussione di testi ad anni di distanza dai fatti, la durata eccessiva dei diversi gradi processuali: se da una parte sembrano garantire proprio la correttezza del giudizio, dall’altra risentono di tutta una serie di interferenze dovute proprio al tempo trascorso.




Può spiegarci meglio cosa intende?


Per esempio ascoltare il possibile testimone di un reato molto tempo dopo i fatti può aumentare il rischio che il ricordo non sia più nitido o puro, risentendo dell’influenza mediatica sul caso o dell’interferenza del racconto di altri.

Dando per assunto che il testimone sia in buona fede, sull’attendibilità della testimonianza influiscono diverse variabili. Se consideriamo che nel nostro sistema alla testimonianza è riservato un notevole peso processuale, e mentre parliamo mi vengono in mente alcuni di casi recenti, possiamo inferire che se non ci si avvale di studi psicologici sul tema, se non si ricorre a tecniche di interrogatorio adeguate, se non si riducono i tempi processuali come richiesto anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che ci ha più volte condannato per le lungaggini, aumenta sicuramente la possibilità di commettere degli errori, con conseguenze devastanti per chi viene ingiustamente condannato.

Ritornando al titolo, abbiamo utilizzato il termine “falsa” perché anche le vittime di un reato e le loro famiglie sicuramente non possono trarre conforto dalla condanna di un colpevole qualsiasi; loro e la società tutta hanno bisogno di una vera giustizia. 



Avete portato esempi concreti nel vostro libro?


Abbiamo parlato di casi americani e italiani risolti dopo la revisione. Come dicevo, in Italia non abbiamo una statistica relativa alle categorie di errori commessi, ma partire dai casi nazionali risolti permetterebbe anche al nostro Paese di iniziare un lavoro di questo tipo. Questo è stato fatto da Innocence Project e i dati ci dicono che l’errata testimonianza, ma anche l’erroneo riconoscimento di un reo, sono ai primi posti nella classifica degli errori. 

Va detto che in genere a un verdetto sbagliato si arriva per una serie di concause, e aggiungerei anche che la fase iniziale investigativa si rivela determinante per poter arrivare a un giudizio che porti alla condanna dei veri responsabili di un crimine.




Le indagini in effetti sono una parte importante, ma se vi si commettessero degli errori ciò emergerebbe nel processo, giusto?


Nel dibattimento dovrebbero emergere gli eventuali errori, il contraddittorio dovrebbe proprio avere questo ruolo. Le operazioni probatorie nei momenti dell’ammissione, dell’assunzione e della valutazione, dovrebbero utilizzare gli strumenti di conoscenza attinti dalla scienza e dalla tecnica e a principi e metodologie scientifiche che resistono al criterio di falsificazione, oltre che avvalersi delle comprovate competenze degli esperti che le impiegano. Però anche la fase investigativa, peraltro inizialmente operata esclusivamente dalla polizia giudiziaria su incarico del magistrato che conduce le indagini, può nascondere delle insidie che possono rimanere celate anche in sede processuale. Per esempio mi vengono in mente errori durante le fasi di repertamento dove possono avvenire delle contaminazioni, oppure una cattiva conservazione delle fonti di prova che può portare a un loro decadimento informativo. Questo parlando degli accertamenti tecnici, mentre per quanto riguarda le indagini cosiddette tradizionali un errore potrebbe essere quello dell’innamoramento per una tesi e una visione a tunnel che portano ad escludere altre piste possibili, perdendo nelle fasi iniziali alcuni elementi utili che non saranno più recuperabili in quelle successive inficiando per sempre la buona riuscita di un caso.


Oggi si parla sempre di più della prova del Dna nei processi, ma possono essere realmente attendibili per la soluzione dei casi?


Il Dna può essere decisamente attendibile perché la percentuale di errore, cioè la possibilità che quel DNA coincida con quello di più persone, oltretutto tutte presenti sul locus commissi delicti, è veramente prossima allo zero.

Su tutte le prove tecnico-scientifiche grava sempre una percentuale variabile di rischio, perché c’è sempre la mano dell’uomo a operare; quello che oggi è veramente importante comprendere è che per abbattere la percentuale di errore è necessario operare seguendo standard certificati, protocolli operativi, procedure codificate, linee guida pubblicate da scienziati di una determinata disciplina forense e che devono essere applicate da tutti coloro che entrano a vario titolo come esperti forensi nel procedimento giudiziario; solo così possiamo sperare di abbattere il rischio di commettere errori.



Ci può fare un esempio di un caso trattato nel libro?


Abbiamo riportato diversi casi di processi di revisione instaurati negli USA che alla loro conclusione hanno portato a scagionare i condannati a pene molto gravose, al carcere a vita o addirittura alla pena capitale.

I casi citati erano tutti accomunati da due elementi: proponevano l’analisi dei bitemark - segni di morso - presenti sulle vittime, e l’altro elemento in comune era sempre lo stesso consulente della Procura.

Ebbene durante i differenti processi di revisione emerse che il consulente non aveva nessuna specializzazione per dichiararsi esperto in questo campo specifico, e che la Procura si era affidata a lui giudicandolo esperto sulla base dei precedenti incarichi. 

Ma, mentre il DNA lasciato su una vittima dall’autore del morso è una scienza esatta, così non è per i segni di morso i quali non possono essere utilizzati per indentificare in modo univoco l’autore; questo perché i segni impressi sui tessuti subiscono delle modificazioni dovuti al trascorrere del tempo, la stessa dentatura dell’autore col tempo subisce delle trasformazioni variando il suo aspetto; pertanto da queste brevi considerazioni si comprende come l’analisi dei segni di morso da sola non sia attendibile per l’identificazione di un reo.

Nel libro abbiamo riportato diversi casi reali dove si evidenziano le differenti tipologie di errori commessi che hanno portato a delle erronee condanne, sperando così di rendere più scorrevole e interessante la lettura.



Il libro
La falsa giustizia La genesi degli errori giudiziari e come prevenirli
di: Garofano Luciano Pensieri Maria Gaia
Prefazione di Manfredi Mattei Filo della Torre
Introduzione di Baldassare Lauria
Autori: Luciano Garofano, Maria Gaia Pensieri

giovedì 22 agosto 2019

UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO: L'UNIVERSITA APERTA A CHI LAVORA

Una delle accuse mosse all’università è quella di elitarismo, anche per via dei costi di iscrizione. Per quanto queste siano vecchie accuse, dato che il mondo universitario attuale è molto più democratico di quanto sembri, dato che le tasse universitarie sono calcolate in base al reddito ISEE, con sconti e riduzioni per i redditi più bassi. Un altro aspetto che ha reso democratica l’università è stata la creazione delle università online, che consente di studiare in qualunque momento, a patto di avere un dispositivo connesso a internet. Ciò consente di formarsi senza dover affrontare le spese di trasferimento nella sede universitaria scelta. Uno degli svantaggi più noti delle università online è quello legato al fatto che, sostanzialmente, si studia da soli, anche se in realtà è un non problema, dato che sono disponibili forum di discussione e chat dedicate fra allievi e professori.





U
NIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO
Università di Diritto Internazionale

L’Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 – Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°).


Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione – Università – Ricerca; Trastevere 76/A – 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accademici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. – Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione.

L’Università Popolare (internazionale) degli Studi di Milano ha voluto proprio per estrema trasparenza pubblicare tutti gli atti che confermano il riconoscimento ufficiale da parte del MIUR, e anche da parte di Albi particolari ai quali chi si laurea presso questo ente può accedere. Li trovate qui.



martedì 23 luglio 2019

L'UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO AL CONGRESSO MONDIALE DELLO IHALM

Presso l’aula magna dell’università di Roma “La Sapienza” e presso presso la UNINT, l’Università internazionale di Roma, si è tenuto la 34º edizione del congresso mondiale dello IHALM, dal 21 al 26 Luglio.


MAGGIORI INFORMAZIONI ALLA PAGINA DELL'UNIVERSITÀ

Ogni due anni il Congresso dello IHALM, di matrice fortemente criminologica, affronta sotto molteplici punti di vista es attraverso sessioni articolate e afferenti ad aree tematiche e specialistiche, i temi riguardanti lo studio del crimine dal punto di vista giuridico e medico.

Sono chiamati dalle più importanti Università ed enti di ricerca i maggiori esperti mondiali della criminologia di matrice giuridica e medica provenienti dall’accademia e dalle professioni, nonché di tutti i settori afferenti alla criminologia:dagli Stati Uniti all’Australia, dal Giappone alla Francia passando per l’Africa, America e l’Europa e naturalmente l’Italia quale centro di eccellenza.

Il Rettore Magnifico dell’Università Popolare degli studi di Milano, il Prof. Avv. Giovanni Neri, titolare della cattedra di Criminologia e Sistema Penale “Cesare Lombriso”, ha partecipato in qualità di esperto qualificato nonché quale componente del comitato organizzativo per l’edizione italiana di questo grandioso evento, ospitato ogni due anni nelle maggiori città del pianeta e che può essere considerato il più importante incontro mondiale riguardante le scienze criminologiche.

Il nostro Magnifico Rettore, ha inoltre premiato il Presidente Onorario dello IHALM, Professor David Westubb, per contributi resi da quest’ultimo nella ricerca scientifica criminologica di area giuridica. 

sabato 15 giugno 2019

È POSSIBILE LAUREARSI DA ADULTI LAVORANDO?

Molte persone abbandonano gli studi per motivi di lavoro e poi vorrebbero riprendere a studiare a 30, 40 o 50 anni. Abbiamo posto la domanda all'Università Popolare degli Studi di Milano che è una Università Internazionale rivolta soprattutto ad adulti che intendono riprendere e terminare gli studi con il titolo tanto agognato: la Laurea.



Lavorando, specialmente se si torna a studiare dopo i 30-40 anni, frequentare una Università tradizionale è necessaria una forte motivazione, che sostenga anche quando si è stanchi o si è scoraggiati. È possibile frequentare corsi di laurea sia nelle università tradizionali, sia nelle università telematiche. Nel caso delle università tradizionali c’è da considerare il fatto che in molti casi è presente un obbligo di frequenza, che mal si concilia con gli impegni lavorativi e familiari, mentre in una università telematica è possibile frequentare le lezioni in qualunque momento, dato che vengono caricate sulla piattaforma digitale dell’università scelta. Ciò consente di studiare anche la sera, dopo una giornata di lavoro.

Uno degli aspetti fondamentali – spiegano gli esperti dell’Università Popolare di Milano - Università di Diritto Internazionale – per ricominciare a studiare dopo i 40 anni è quello di saper gestire bene il proprio tempo, in modo da riuscire a concedere il giusto tempo a studio, lavoro e vita privata. Allo stesso tempo è fondamentale avere un metodo di studio che consenta di massimizzare la comprensione e l’assimilazione delle nozioni apprese, in modo da sfruttare al massimo le poche ore giornaliere a disposizione.


L'errore più comune  assolutamente da evitare quando si studia è quello di non programmare lo studio, riducendosi a studiare tutto all’ultimo. Il consiglio base, adatto sia che ci si affacci all’università subito dopo l’esame di maturità sia che si torni a studiare dopo i 40 anni, è quello di calcolare quanti giorni i restano prima dell’esame e suddividere le cose da studiare in modo da fare poco tutti i giorni e non dover studiare tutto negli ultimi giorni, dando il tempo al cervello di assimilare al meglio ogni singolo argomento, potendolo richiamare in caso di necessità. I momenti morti sono un’occasione perfetta per ripassare, specialmente dopo che si sono creati dei riassunti tascabili, in modo da poterli tirare fuori non appena si dispone di qualche minuto di tempo libero. La vita di uno studente richiede anche dei sacrifici, e uno di questi è usare il weekend per lo studio, sfruttando ore che durante la settimana sono occupate dal lavoro.

Decidere di tornare sui libri è sicuramente una scelta impegnativa, ma è importante anche scegliere in modo consapevole quale sia la facoltà e il corso di laurea più adatto. In alcuni casi la scelta è funzionale a un obiettivo lavorativo, come una promozione o un cambio di lavoro, mentre in altri casi si tratta di studi che servono per aumentare le proprie conoscenze in un ambito che interessa. Di sicuro è fondamentale valutare se è possibile far riconoscere le proprie attività lavorative come crediti formativi, in modo da velocizzare il percorso verso la laurea. Sicuramente l’università deve rappresentare un momento di svago, anche se impegnativo, trasformandosi in un’occasione per apprendere e mettersi alla prova. Non deve rappresentare un incubo, con il rischio di andare fuori corso o con l’abbandono degli studi.

domenica 31 marzo 2019

ALL'UNIVERSITÀ POPOLARE DI BARLETTA LE LEZIONI SONO GRATUITE

Alcune lezioni si terranno in pubblico: un modo da portare cultura e conoscenza sopratutto nelle zone più difficili.




«Le lezioni inizieranno il 1° aprile, dal lunedì al sabato, secondo il calendario e gli orari indicati nel grafico che segue. Tutti i corsi e le attività si terranno presso la sede dell'Ambulatorio popolare di Barletta in via d'Abundo n. 24, sono rivolte alle fasce più deboli della comunità, senza alcuna distinzione, e sono naturalmente gratuite - scrive in una nota il referente Cosimo D. Matteucci».

«Per il venerdì e il sabato l'Università popolare sarà itinerante: stiamo infatti organizzando delle lezioni da tenersi in pubblico in modo tale da portare cultura e conoscenza sopratutto nelle zone più difficile della città, Sono in fase di organizzazione, anche per le ore mattutine, dei corsi di storia, geografia, geologia, artigianato, fai da te e anche corsi di ballo, oltre a laboratori teatrali, musicali e di pittura. Le iscrizioni ai vari corsi possono avvenire comunicando le proprie generalità tramite sms al n. 327.6992552, anche tramite whatsapp. Nello stesso modo possono essere comunicate le disponibilità a tenere corsi e lezioni da parte di professori, professionisti, anche in pensione, cultori o esperti in una o più materie, anche diverse di quelle innanzi indicate, in modo da arricchire il piano didattico.

Tutto questo perché siamo convinti che la conoscenza e la formazione di una coscienza critica siano fondamentali per migliorare le proprie condizioni di vita, oltre a essere i migliori strumenti per l'integrazione, l'inclusione e l'evoluzione sociale. La cultura fa bene a tutti, fa stare insieme, fa vivere meglio».

TORNARE A STUDIARE A 30, 40, 50 ANNI

Se si è arrivati a pensare di tornare a studiare in età matura, sicuramente è presente una motivazizone fatto scattare il desiderio: l’obiettivo alla base della motivazione di tornare sui libri deve essere alla base di ogni scelta, a partire dalla facoltà da frequentare. Se l’obiettivo è un miglioramento della propria posizione personale o lavorativa, è consigliabile scegliere il corso più adatto al proprio obiettivo, mentre se è solo la passione per il sapere che ci muove, allora è possibile assecondare le proprie passioni. 

"In alcuni casi il percorso di studi era stato iniziato, ma per diverse esigenze è stato abbandonato, rimanendo in sospeso. Può essere un’ottima idea puntare a completare il percorso di studi, ottenendo dopo i 50 anni anche una   laurea che non si era ottenuta in precedenza" - spiegano all'Università Popolare degli Studi di Milano, molto attiva in Italia anche per il supporto agli studenti stranieri. 

Quando si impara qualcosa di nuovo il cervello non solo immagazzina nozioni nuove, ma ha anche alcuni vantaggi collegati, come l’allenamento e miglioramento della memoria, ritardando il deterioramento cognitivo, migliorando la capacità analitica, la capacità di prendere decisioni e migliorando la capacità di risoluzione dei problemi. 

Presso le Università Popolari oggi modalità di frequenza, a partire da quella tradizionale che prevede le lezioni erogate in aula. Ciò però si scontra con gli impegni lavorativi e familiari, che difficilmente consentono di frequentare agevolmente dei corsi in aula. Per questo motivo, le università tradizionali hanno iniziato da alcuni anni a erogare corsi di laurea online, che richiedono in alcuni casi una presenza in aula durante parte dei corsi. Un’altra alternativa sono le università telematiche, che erogano corsi di laurea regolarmente riconosciuti frequentabili tramite internet in qualunque momento. Gli esami di profitto e la discussione della tesi, come richiesto dalla legislazione italiana, in ogni caso devono essere svolti alla presenza di una commissione giudicatrice, di conseguenza nella scelta di una università telematica è importante valutare dove si trovi la sede più vicina per sostenere gli esami e la discussione di laurea. 

martedì 19 marzo 2019

"IMMAGINI SDOPPPIATE" ALL'UNIVERSITÀ POPOLARE DI VERCELLI

Seconda puntata del progetto “Immagini sdoppiate” volto a celebrare la fotografia. Introduce Matteo Agarla fotografo e comunicatore - Il tema su cui si incentra l'edizione 2019 è l'ambiente naturale e sociale



Seconda puntata del progetto Unipop “Immagini sdoppiate”., Nella Sala Parlamentino dell'Ovest Sesia, si terrà venerdì 22 marzo alle ore 21 la seconda tappa dell'iniziativa promossa dall'Università Popolare di Vercelli volta a celebrare la fotografia. Il tema su cui si incentra l'edizione 2019 è l'ambiente naturale e sociale. Venerdì la Presidente Paola Bernascone Cappi convocherà al tavolo dei relatori Matteo Agarla, un'artista /comunicatore che ha usato il contrasto di luci e ombre per plasmare e ridefinire la materia. Il suo è un percorso di astrazione che ha attirato anche le lodi di un critico del calibro di Vittorio Sgarbi. 

Ma chi è Matteo Agarla? Nasce a Gattinara il 27 febbraio 1988. Dopo studi scientifici si lascia sedurre dalla propria vocazione artistica all’insegna della comunicazione e della grafica pubblicitaria, senza dimenticare le altre dimensioni come la pittura, l’incisione, la scultura, la fotografia e la poesia. Di rilievo le sue collettive come incisore presso l’Atelier Giuseppe Ajmone a Carpignano Sesia nel 2008 e la mostra “Vultuum, Domine, Requiram” al Seminario Arcivescovile di Vercelli nel 2010. Terminati gli studi in “Nuove tecnologie per l’arte. Comunicazione visiva multimediale” presso l’Accademia di Belle Arti ACME di Novara decide di proseguire i propri studi in “Arti interattive performative” all’Accademia di Brera a Milano e si laurea a pieni voti nel 2013 diventando capotecnico di arti grafiche, mentre nel 2015 ottiene la Medaglia d’oro del Nobile Collegio Caccia di Novara come uno dei migliori studenti universitari. Centrale nella sua carriera è la comunicazione sia pubblicitaria che artistica declinata in opere dal forte gusto estetico sia per creare pubblicità o campagne di Marketing. La stessa ricerca che viene insegnata durante le ore di lezione tenute presso l’Istituto Leonardo da Vinci di Borgomanero dove lavora. 

Per partecipare è obbligatoria la prenotazione presso la segreteria Unipop di via Attone Vescovo 4 al costo di euro 5. Al termine della presentazione, seguirà la degustazione di prodotti del territorio a cura dell’Associazione di Irrigazione Ovest Sesia. 

Informazioni al numero 0161/56285 oppure all’indirizzo email universitapopolare.vc@gmail.com.




domenica 19 agosto 2018

Laurea in Scienze Motorie all’Università degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale

Grazie al Corso di laurea in Scienze Motorie proposto dall’Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, gli studenti otterranno conoscenze e competenze adatte alla conduzione, gestione e valutazione di attività motorie individuali e di gruppo a carattere compensativo, adattato, educativo, ludico-ricreativo.



Durante il percorso di studi vengono insegnate le conoscenze anatomiche, biochimiche e fisiologiche fondamentali per comprendere al meglio il funzionamento del corpo umano in movimento e, di conseguenza, poter comprendere al meglio le attività motorie e sportive, specialmente dei legami tra attività motoria e salute. Dopo questo periodo di studi di base, lo studente procede arrivando alla conoscenza degli aspetti teorici ed applicativi dell’allenamento e della valutazione funzionale e nutrizionale dell’atleta, senza dimenticare anche gli ambienti in cui l’allenamento avviene. Sono oggetto del corso di studi anche la qualità ambientale e sicurezza degli impianti sportivi, con anche un’analisi dei traumi ortopedici causati dallo sport e dal movimento e dei fondamenti legislativi ed economici alla base della struttura e funzionamento delle organizzazioni sportive.


Nonostante le capacità di analisi e di valutazione, il laureato in scienze motorie non ha alcuna competenza diagnostica dei vari traumi, ma è in grado di valutare e programmare, dato l’inquadramento fisico e attitudinale delle persone, l’adeguata quantità, intensità e durata del carico di attività fisico-motoria allo scopo del mantenimento e miglioramento della salute dell’uomo. L’obiettivo del corso di laurea è quello di fornire agli studenti le competenze utili per comprendere e gestire attività motorie, utili sia per sviluppare sia per mantenere le capacità motorie delle persone, anche con attività preventive.

Fra le attività lavorative possibili per i laureati in scienze motorie dopo aver frequentato il corso proposto dall’Università Popolare degli Studi di Milano – Università di Diritto Internazionale si trovano: 
conduzione, gestione e valutazione di attività motorie individuali e di gruppo a carattere compensativo, adattativo, educativo, ludico ricreativo, sportivo finalizzate al mantenimento del benessere psico-fisico mediante la promozione di stili di vita attivi; 
conduzione, gestione e valutazione di attività del fitness individuali e di gruppo. 

Il corso di laurea prepara inoltre alla professione di: 
  • Istruttori di discipline sportive non agonistiche;
  • Organizzatori di eventi e di strutture sportive;
  • Osservatori sportivi;
  • Allenatori e tecnici sportivi.

Il percorso di studi si svolgerà sulla piattaforma telematica, che consente di studiare anche se si ha un lavoro e, di conseguenza, poco tempo per andare in una università tradizionale. Grazie alla piattaforma e-learning è possibile studiare da casa o dall’ufficio, durante la pausa pranzo o la sera, rendendo possibile seguire le lezioni della Facoltà scelta in video-conferenza, scaricando il materiale dal portale dell’ateneo. Per potersi iscrivere è necessario avere un diploma di scuola superiore o un titolo equipollente ed è possibile iscriversi tutto l’anno grazie alle modalità di iscrizione online.

L’Università Popolare degli Studi di Milano – Università di Diritto Internazionale – è a disposizione per darvi tutte le informazioni sui corsi di laurea e master e a fornire assistenza a chi ha impegni di lavoro, anche senza frequentare in sede le lezioni.

mercoledì 25 luglio 2018

L’Italia del “bello scrivere”: il nuovo libro di Ada Fichera

Tratto da      

Un viaggio tra le parole di grandi scrittori che hanno ispirato generazioni di giornalisti, di Minerva editore




Abbiamo intervistato la dottoressa Ada Fichera, che avevamo già avuto modo di conoscere durante ilMaster in Teoria e Tecnica di Comunicazione Politica e Istituzionale presso l’Università Popolare degli Studi di Milano.
Il suo ultimo libro sta diventando un successo editoriale. Si intitola L’Italia del ‘bello scrivere’ – Storie del giornalismo cultura dalla terza pagina ad oggi.” Una analisi storica, sociologica e filosofica, del giornalismo culturale di ieri e di oggi in Italia. Dalla “Terza pagina”, perfetto connubio di letteratura e informazione, alle rubriche dei quotidiani odierni, Ada Fichera ripercorre più di un secolo di storia culturale del nostro Paese, narrando le vicende, ma anche le polemiche e i dibattiti relativi a un mondo tanto affascinante quanto complesso.
C’era una volta la terza pagina, una invenzione tutta italiana, con contenuti culturali e di critica letteraria, all’interno della quale per il gusto del “bello dello scrivere” e del leggere si concentrava il vanto dei grandi quotidiani. Molti affermano che il suo declino sia dovuto all’avvento del web: anche gli esperti e i giornalisti più blasonati infatti oggi possiedono un blog su cui possono approfondire tematiche che non troverebbero spazio nell’incapsulamento di uno schema finito e limitato come le pagine a stampa.
Tuttavia, il primo quotidiano storico ad abbandonare la Terza pagina fu «La Stampa», nel 1989, ben prima dell’avvento del World Wide Web (che nascerà solo nel 1991 e solo per pochi, mentre il primo blog ad esempio comparirà nel 1997).
Alcuni spiegano che la terza pagina si sia solo spostata nei supplementi come «Tuttolibri», «La Domenica» (Sole 24 Ore) e «La Lettura» (Corriere della Sera).
Quale è la sua percezione di questo cambiamento? E poi: è possibile “fare cultura” anche con la rete?

Il cambiamento, più che una percezione, direi che è un dato di fatto, e non è riscontrabile solo sui giornali, ma ritengo che sia un segno dei tempi relativo al panorama culturale del nostro Paese. Abbiamo una involuzione, più che una evoluzione, nell’ambito dell’affezione alla lettura, al sapere umanistico, alla rilevanza di una formazione culturale in tutti gli ambiti (si veda la politica attuale, la tv, etc…).

Non si vuole comprendere che un Paese senza cultura e senza storia è un Paese senza identità e senza forti radici, ed essendo privo delle quali rimane come un palazzo in cemento costruito su basi di biscotto! 

Il punto però non è nostalgicamente lamentare ciò che non va o ciò che è cambiato, ma presa coscienza, con realismo, del problema si deve capire come affrontarlo e con quali mezzi, anche “nuovi”, si può fare cultura oggi.

Da questo punto di vista anche la rete può aiutare, anzi è essenziale ormai. Giornali on line, comunicazione social ed altro sono fondamentali, basta che non vengano visti come sostitutivi. Io ritengo che Internet e la comunicazione veloce dei social sia un ottimo mezzo e un supporto all’informazione culturale, ma le pagine culturali e i supplementi settimanali non possono essere considerati qualcosa di vecchio, semmai bisogna lavorare in modo aggiornato per porgere al lettore anche quello che può sembrare per lui ostico, ma se non si scommette, se non si alza l’asticella, come si fa a pensare di compiere un salto… L’uomo, come scrivo nel mio ultimo libro, è geneticamente fatto per elevarsi. Abbiamo l’obbligo di guardare in alto, senza farci al contrario travolgere dall’abisso.

Che il mondo dell’editoria, e quello dei quotidiani nazionali, sia in crisi, è un dato di fatto. Basta guardare le classifiche di vendita, in calo ormai da una decina d’anni. Inoltre, come Lei stessa afferma, gli editori non hanno abbastanza fondi per finanziare, come fanno all’estero, servizi di grande spessore. Come potrà uscire la stampa italiana da questo enpasse? Forse lavorando insieme ad altre testate come è successo nell’inchiesta sullo scandalo dei Panama Papers, in cui giornalisti di ogni parte del mondo si sono aiutati nelle ricerche scambiandosi dati preziosi e svolgendo un lavoro di investigazione di gruppo?
Beh, tutte le soluzioni, se finalizzate a dare benzina ad un mondo che ha un motore in difficoltà, sono ben accette. Non può essere questa, tuttavia, l’unica maniera per uscire da tale enpasse.

Intanto credo che debba necessariamente ricrearsi una coscienza di Stato relativa agli investimenti per la cultura. Un Paese che non investe in cultura è un Paese già morto.

Spesso la politica vede il mondo dell’editoria come un nemico o come uno strumento a proprio uso e consumo, manca un vero progetto statale in Italia che abbia come suo scopo l’investire sull’editoria e sull’informazione a lungo termine e che intenda l’editoria e il mondo del giornalismo come un patrimonio da tutelare e sul quale spendere. Basterebbe guardare ad altri paesi europei, come l’Olanda, dove gli investimenti anche per i reportage sono di tutt’altra portata, o in Inghilterra relativamente alla promozione e diffusione capillare dei giornali.

Inoltre, l’augurio può essere quello che un settore, che a volte può apparire datato, trovi il coraggio e la volontà di rinnovarsi, aprendosi anche ad una classe giornalistica e di scrittori nuova, più giovane, sulla quale scommettere. Invece, di fronte alle difficoltà, come spesso accade, ci si arrocca sulle proprie posizioni e ci si chiude a tutela dei propri spazi. Questo è uno dei primi errori. Servono ancora, e sempre, le grandi firme e i grandi maestri, ma non si può pensare che tale mondo possa rinunciare per questo a rinnovarsi tramite nuove firme, e quindi nuove idee e nuova linfa che possa fecondare un terreno un po’ inaridito.

Se invece il metro è quello di prendere i giovani per collaborazione estern per dargli 10 euro a pezzo, la vedo difficile. E quindi non ci si può impressionare se poi il lettore medio sotto i 30 anni in Italia non legge i quotidiani o li sente lontani da sé e poco utili.

A questo aggiungerei che inserire la lettura dei quotidiani, almeno una volta a settimana, in classe, sarebbe non solo utile, ma formerebbe una classe di lettori del domani. Se non lavoriamo per investire sui lettori giovani che sono “gli italiani del domani”, come possiamo pensare di sopravvivere…?
Vittorio Sabatin nel libro “L’ultima copia del New York Times” spiega come secondo i calcoli di Philip Meyer, studioso dell’editoria americana, l’ultima sgualcita copia su carta del “New York Times” sarà acquistata nel 2043. La crisi di vendite che affligge i quotidiani da una ventina d’anni lascia pensare che la previsione sia realistica, se non addirittura ottimistica. Eppure, nell’ultimo capitolo del Suo libro, “L’Italia del bello scrivere”, Lei fa intendere come i dati dichiarino un declino del digitale (-15,9%) rispetto al cartaceo (+9,2%) in Italia. Tuttavia, Lei spiega che i giornali all’estero hanno saputo reinventarsi. Chi ha avrà ragione secondo lei?
Io non credo e, mi perdoni, mai crederò all’estinzione della carta. Mi capita frequentemente di girare l’Italia per la promozione dei miei libri e di trovare sempre, anche molti giovani, che amano ancora l’odore della carta del libro appena edito o che manifestano la preferenza di leggere una rivista su carta.

Il digitale ha una buona diffusione e ormai è essenziale, anche io che leggo tutte le mattine una media di quattro o cinque quotidiani, di questi, due, per abitudine e per praticità, li leggo tramite tablet e abbonamento on line. Girando spesso, e avendo la “malattia della rassegna quotidiana” appena sveglia, trovo utilissimo e comodo avere alcuni giornali principali disponibili subito e in qualsiasi posto. Però poi scendo all’edicola quando sono a casa a Roma, o cerco un giornalaio ovunque sia in Italia, per leggere su carta gli altri due o tre quotidiani che prediligo ogni giorno, perché il vero lettore non sa rinunciare all’odore del giornale della mattina o alla bellezza del fruscio delle pagine, non può rinunciare a stringere la copia tra le proprie mani.

E come me, per fortuna, ancora i molti condividono queste sensazioni.

La prova l’abbiamo del resto dalla sfera degli e-book. Un esperimento che gli stessi editori, per problemi di costi elevati con la carta, hanno provato con determinazione a spingere solo qualche anno fa, ma che a breve ha dimostrato che, per quanto siamo nell’epoca del digitale, in larga parte, un buon libro è ancora letto preferibilmente nel formato di carta.

Credo sia non solo un problema di fascino e romanticismo da lettore, piuttosto la scienza ci supporta. Un recente studio americano ha provato infatti che ciò che leggiamo dall’oggetto libro viene recepito più in fretta e memorizzato in maniera migliore e più a lungo per un fatto di percezione del cervello. Poi trovo, personalmente, che la vista faccia meno fatica a leggere su carta anziché su pc o tablet. Io, ad esempio, posso leggere 100 pagine cartacee nel tempo in cui leggo 20 pagine digitali!

Credo quindi che il lettore accanito, che molto legge, tende sempre a preferire la carta, mentre il digitale resta relegato ad un lettore molto giovane e/o comunque a colui che legge poco. E del resto, ripeto, i dati di vendita e-book, anche di uno stesso libro, danno testimonianza che si legge di più il formato cartaceo.

Si parla spesso di post-verità, fake-news. Ai tempi in cui era possibile informarsi unicamente tramite i giornali, il filtro del bravo giornalista impediva che questo genere di notizie trapelassero e si diffondessero con la stessa rapidità con cui si diffondono oggi tramite i social network.
Si sta ancora dibattendo su quali siano le regole e le tecniche da adottare per impedire che le false-verità siano messe sullo stesso livello delle notizie verificate da fonti certe.
Alcune testate si sono autoregolamentate, con una sorta di carta dei doveri, all’insegno del fact checking. So che è una domanda che ancora forse non ha risposta, ma come pensa sia possibile diminuire il diffondersi di questo genere di pseudonotizie attraverso la rete? C’è un antidoto o quanto meno un metodo per difendersene?

Difficile, forse impossibile, trovare una soluzione o individuare un antidoto. Con la fruizione così varia e rapida, anche dei social network che a loro volta rilanciano notizie da altri siti, è davvero difficile. Forse uno strumento di difesa di buona qualità può essere quello, semplice e antico ma probabilmente ancora valido, del verificare la fonte, ossia valutare prima di tutto l’attendibilità della testata che la comunica o della firma che la mette in circolo.


L’Italia del “bello scrivere” 
Storie di giornalismo dalla Terza pagina ad oggi 
MINERVA 

mercoledì 4 luglio 2018

Come funziona una università telematica?

Le Università Telematiche sono istituti di formazione superiore di livello universitario che erogano corsi con modalità a distanza, prevalentemente mediante l’impiego di tecnologie di comunicazione.


Per quanto si riscontrino ancora alcuni pregiudizi, nelle università telematiche lo studio è facilitato rispetto alle università tradizionali, con modalità di fruizione e di studio totalmente diverse. Essendo telematiche, non è necessario recarsi in una sede fisica per frequentare le lezioni, ma è sufficiente registrarsi sul sito web dell’università che si è scelto di frequentare, dopo aver controllato se viene offerto il corso che si intende seguire. Le diverse università online possono offrire specializzazioni in diversi campi come, per esempio, quello legislativo oppure quello economico. È sempre possibile richiedere maggiori informazioni sia sui corsi di laurea sia sulle modalità di esame, che devono essere effettuati in una delle sedi fisiche dell’università.
L’Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale,offre la possibilità ad adulti con impegni di lavoro (professionisti, manager, dirigenti, ecc.) di riprendere gli studi e raggiungere l’obiettivo di un titolo di studio, di laurea.
Con le università telematiche oggi il percorso universitario diventa più comodo da frequentare grazie anche al supporto dei tutor e dei docenti in teledidattica. Chiedete senza impegno informazioni dettagliate per laurearsi da adulti a 30 anni o più anche con impegni professionali o familiari.
Il percorso di studio nelle università telematiche può essere seguito in qualunque momento e in qualunque situazione ci si trovi, dato che è sufficiente connettersi alla piattaforma di e-learning dell’università scelta per seguire i corsi. Di conseguenza è possibile frequentare un corso di laurea anche lavorando e con una famiglia a carico, dato che tutti gli elementi che permettono di seguire la lezione sono presenti sul portale dell’università dove è possibile reperire tutto il materiale. Sia che si parli di appunti virtuali, ma anche di video lezioni, una volta che viene effettuata l’iscrizione sul portale si potranno sfruttare i diversi elementi multimediali che sono stati inseriti all’interno del portale. Le lezioni che compongono il corso di laurea, presenti in formato video, possono essere seguite più volte, ed è possibile anche seguire più lezioni di fila, senza dover rispettare il calendario accademico delle università tradizionali.
Nei corsi di laurea che richiedono la presenza durante le lezioni, il sistema di gestione online dei corsi è in grado di segnare automaticamente le presenze quando vengono seguite le lezioni, in modo da poter garantire la possibilità di sostenere la tesi di laurea senza alcuna preoccupazione. Come già accennato, gli esami di profitto e la tesi finale non possono essere sostenuti online, ma è necessario recarsi in una sede fisica dell’università scelta per presentarsi davanti alla commissione esaminatrice, sostenendo gli esami in modo classico, sostenendo quindi sia l’eventuale prova scritta che quella orale (ove prevista) per gli esami. È quindi importante valutare al meglio dove si trovi la sede più vicina per sostenere gli esami, e se vengono attivate delle sedi temporanee sul territorio nazionale per consentire agli studenti di sostenere gli esami senza dover effettuare lunghi spostamenti.
Uno dei vantaggi delle università telematiche è infatti il risparmio legato agli spostamenti, che in numerosi casi possono comportare affitti e utenze come luce e gas, specialmente se si sceglie di frequentare un’università lontana dalla propria abitazione. Per uno studente fuori sede infatti le spese sono particolarmente sostenute, dato che sono presenti, oltre alla tassa d’iscrizione, alla tassa regionale e all’acquisto dei libri, anche le spese legate all’affitto di una stanza in condivisione, che facilmente parte da spesa minima di 400 euro al mese. Alle spese dall’affitto bisogna aggiungere i costi delle utenze (luce, acqua, gas, internet, ecc.), i costi dei trasporti pubblici e i costi legati al cibo. Volendo fare un calcolo approssimativo, uno studente fuori sede ha, all’incirca, 600 euro di spese fisse al mese. Se a queste si aggiungono le spese fisse annuali, cioè retta universitaria e tassa regionale, arriviamo facilmente a calcolare che per ottenere una laurea fuori sede in una Università frontale, bisognerà spendere tra 700 euro 1.000 euro al mese, che possono essere risparmiati grazie alle università telematiche.
L’Università Popolare degli Studi di Milano – Università di Diritto Internazionale – è a completa disposizione per fornire informazioni sui corsi di laurea universitari e master per adulti con impegni di lavoro.