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lunedì 9 dicembre 2019

“L’IMPRESA MAFIOSA”, EVENTO IL 13 DICEMBRE A ROMA

Il 13 dicembre a Roma, nella sala “Radici del Presente” messa a disposizione dalla Fondazione della Generali Assicurazioni, si terrà l’evento dal titolo “L’impresa Mafiosa”.
La giornata di studi affronterà diversi aspetti riguardanti le attività mafiose, così come gli strumenti messi a punto dal sistema di giustizia del nostro Paese con l’intento di sradicarla.
Relatore d’eccezione il Magistrato Alfonso Sabella, che è stato Sostituto Procuratore del pool antimafia di Palermo e Assessore alla legalità del Comune di Roma con delega sul litorale di Ostia.

L’avvocata e criminologa Silvia Mesturini parlerà del carcere duro, il cosiddetto regime del 41 bis, messo a punto all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La dott.ssa Giada Vastano introdurrà il tema del pentitismo e la creazione della figura del collaboratore di giustizia come strumento per combattere e tentare di smembrare un sistema chiuso e omertoso, come quello dell’organizzazione mafiosa. Il fenomeno del pentitismo, valutato spesso in modo troppo emozionale fin quasi a demonizzarlo, costituisce in realtà uno dei temi fondamentali su cui si gioca il buon esito della riforma del processo penale. Ciò non toglie che le dichiarazioni rese dai pentiti vadano valutate con grande prudenza.

La Prof.ssa Maria Gaia Pensieri sociologa e criminologa, docente presso l’Università Po-polare degli Studi di Milano, tratteggerà la trasformazione del ruolo della donna all’interno di queste organizzazioni criminali, che nel corso del tempo sono passate dall’essere custodi silenziose del malaffare degli uomini della famiglia a protagoniste nella conduzione delle attività della cosca o a rappresentare gli elementi di rottura. Donne coraggiose che hanno fatto la differenza, denunciando i loro congiunti e rompendo quel consenso necessario alla tenuta dell’organizzazione mafiosa. 

Università Popolare degli Studi di Milano, Università di diritto Internazionale, patrocina l’evento.

Piuttosto originale l’apporto della grafologia all’interno della giornata di studi. La dott.ssa Giovanna Sciabbarrasi, grafologa e perito grafico giudiziario, analizzerà i tratti di personalità emergenti dalle scritture degli uomini di mafia messe a confronto con quelle degli uomini di legge.
Tra le attività in cui la piovra ha allungato i suoi tentacoli certamente una è l’archeologia: scavi clandestini, furto, traffico illecito di opere d’arte e reperti archeologici saranno i temi di cui parlerà il Prof. Pier Matteo Barone, che affronterà anche gli aspetti lesivi per le persone e per l’ambiente oltre che per l’economia, derivanti dallo smaltimento di rifiuti, un’altra attività redditizia portata avanti dall’economia parallela mafiosa.
A concludere gli interventi della giornata, un’introduzione agli aspetti operativi delle investigazioni; in particolar modo quelle riguardanti l’informatica forense e la telefonia forense utili supporti per le indagini. A far luce su queste tecniche il dott. Ignazio Tulumello, della Digital Italia Forensic che da molti anni collabora con le Procure nazionali.
Per informazioni tel: 06 56548508 
Per l'iscrizione seguire il link: https://form.jotformeu.com/93047749145363

venerdì 30 agosto 2019

La Professoressa Maria Gaia Pensieri ha scritto un libro sull'errore giudiziario

“La falsa giustizia” è stato scritto a quattro mani con il Generale Luciano Garofano.




Intervista alla Professoressa Maria Gaia Pensieri, docente di sociologia presso l'Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale - e autrice del libro 


Maria Gaia Pensieri è docente presso l'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, ed è direttrice responsabile dell'area formazione e ricerca dell'Accademia italiana delle Scienze Criminologiche e Investigative (AISCI). Laureata in Scienze per l'investigazione e la sicurezza e in Ricerca sociale per la sicurezza interna ed esterna, ha conseguito i master in Antropologia filosofica e forense, criminologia e tecniche investigative avanzate e in Scienze Criminologiche-forensi. È dottore di Ricerca in scienze umane e sociali a indirizzo criminologo. Attiva sui temi della violenza di genere, del bullismo e del cyberbullismo, ha firmato diverse pubblicazioni ed è socia della Società italiana di criminologia (sic) e dell'Accademia italiana di Scienze Forensi (Acisf). È colorata in Penelope (S)comparsi Uniti. 

Perché la scelta di questo titolo La falsa giustizia?


Parafrasando Platone la giustizia è un principio immanente che armonizza le varie classi dello Stato nell’attività e funzionamento del tutto, realizzando ordine, armonia e unità.

Quando non c’è reale giustizia allora possiamo parlare di parvenza di giustizia ossia di quella che vuole apparire come tale per ridonare la pace sociale, ma non vi riesce, perché pur servendosi degli strumenti realizzati dall’uomo per aspirare al suo raggiungimento, lo stesso uomo commette degli errori che portano a delle gravi conseguenze, ossia la condanna di innocenti, la liberazione dei colpevoli di un crimine o la mancata individuazione dei suoi autori.

Nel libro abbiamo affrontato specificamente il tema dell’errore giudiziario, dal punto di vista delle ingiuste condanne, prendendo come modello l’esperienza statunitense.



Perché l’esperienza nordamericana, che peraltro ha un sistema giudiziario differente dal nostro?


Perché loro per primi hanno studiato in maniera sistematica le diverse cause o concause responsabili della realizzazione di errori giudiziari. L’associazione statunitense Innocence Project fondata nel 1992 ha dedicato la sua attività a casi giudiziari di persone condannate in via definitiva, ma che si professavano innocenti con argomentazioni plausibili, e ha compiuto ricerche e azioni sul campo sia per individuare gli errori che erano stati commessi nei procedimenti sia per reperire nuove prove per arrivare alla riapertura dei casi stessi.

Avere una casistica tanto ampia (dal ‘92 a oggi) ci ha permesso di capire in quali ambiti del procedimento giudiziario si verificano maggiormente gli errori e quali potrebbero essere le possibili soluzioni.

La Prof.ssa Maria Gaia Pensieri 
Benché il nostro sistema processuale di Civil Law, sia differente da quello di Common Law anglosassone, resta il fatto che entrambi si avvalgono di prove tipiche e atipiche, di prove scientifiche, di tecnologie, di testimonianze, di periti e consulenti; e nel dibattimento come da noi, del contraddittorio tra le parti per arrivare a un verdetto di colpevolezza o innocenza.

Con le dovute differenziazioni che evidenziamo anche nel libro, resta invariato il nostro interesse per il lavoro di individuazione delle falle svolto da Innocence Project, durante le fasi iniziali delle indagini, gli interrogatori, le testimonianze o dovute all’apporto di pseudo scienze all’interno del processo. 


In Italia abbiamo lavori simili?


Direi di no. In Italia abbiamo iniziato solo da qualche anno a studiare le cause di errore giudiziario, per cui non possiamo avvalerci di una casistica ampia come la loro.

Quando è partito questo lavoro negli USA, l’opinione pubblica era scettica, perché riponeva una fiducia incondizionata nel sistema giudiziario americano, ritenuto infallibile e tra i più democratici al mondo.

Ma quando l’attività svolta da questa associazione ha iniziato a portare alla luce gli errori commessi, la loro attività ha ricevuto un impulso, sono state aperte altre sedi in diversi Stati degli USA e il numero di casi dubbi segnalati sono cresciuti vertiginosamente. È come se fosse stato scoperchiato un vaso di Pandora, una nuova consapevolezza si è andata via via formando nelle persone, tanto da spingere diversi Stati dove vigeva la pena di morte a sospendere le esecuzioni in attesa di nuovi sviluppi. Sono state istituite delle commissioni d’inchiesta e sono state svolte delle verifiche sulle attività di alcuni consulenti delle Procure, insomma tutta una serie di interventi per correggere tutto ciò che risultava necessario per un adeguato svolgimento dei processi e per fornire maggiori garanzie agli imputati.



Quindi secondo lei  qual è la situazione degli errori giudiziari nel nostro Paese?


Questo non lo sappiamo, ma possiamo partire dal lavoro svolto negli Stati Uniti e da quello che abbiamo descritto nel nostro libro per iniziare a ragionare sui nostri possibili errori.

Sicuramente, e lo posso affermare senza correre il rischio di smentite, la lentezza del nostro sistema giudiziario contribuisce in modo concreto al verificarsi di errori giudiziari. Pensi al largo ricorso che facciamo della carcerazione preventiva: un imputato attende molti anni la conclusione dei processi che lo riguardano per poi uscirne magari scagionato con formula piena, e questo già ci dovrebbe far comprendere che qualcosa nel nostro sistema non funziona. Non possiamo parlare di errore giudiziario nella vera accezione del termine, perché canonicamente l’errore si compie quando c’è una sentenza definitiva e poi a seguito di una revisione processuale il condannato viene riconosciuto innocente, ma chiamiamo pure questo errato coinvolgimento come vogliamo, resta comunque il fatto che delle persone vengono invischiate in procedimenti giudiziari per uscirne pulite dopo molti anni; è facile comprendere che la loro vita non sarà più la stessa e, mi creda tutto ciò purtroppo, potrebbe accadere a ognuno di noi. 

L’acquisizione tardiva di testimonianze, l’escussione di testi ad anni di distanza dai fatti, la durata eccessiva dei diversi gradi processuali: se da una parte sembrano garantire proprio la correttezza del giudizio, dall’altra risentono di tutta una serie di interferenze dovute proprio al tempo trascorso.




Può spiegarci meglio cosa intende?


Per esempio ascoltare il possibile testimone di un reato molto tempo dopo i fatti può aumentare il rischio che il ricordo non sia più nitido o puro, risentendo dell’influenza mediatica sul caso o dell’interferenza del racconto di altri.

Dando per assunto che il testimone sia in buona fede, sull’attendibilità della testimonianza influiscono diverse variabili. Se consideriamo che nel nostro sistema alla testimonianza è riservato un notevole peso processuale, e mentre parliamo mi vengono in mente alcuni di casi recenti, possiamo inferire che se non ci si avvale di studi psicologici sul tema, se non si ricorre a tecniche di interrogatorio adeguate, se non si riducono i tempi processuali come richiesto anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che ci ha più volte condannato per le lungaggini, aumenta sicuramente la possibilità di commettere degli errori, con conseguenze devastanti per chi viene ingiustamente condannato.

Ritornando al titolo, abbiamo utilizzato il termine “falsa” perché anche le vittime di un reato e le loro famiglie sicuramente non possono trarre conforto dalla condanna di un colpevole qualsiasi; loro e la società tutta hanno bisogno di una vera giustizia. 



Avete portato esempi concreti nel vostro libro?


Abbiamo parlato di casi americani e italiani risolti dopo la revisione. Come dicevo, in Italia non abbiamo una statistica relativa alle categorie di errori commessi, ma partire dai casi nazionali risolti permetterebbe anche al nostro Paese di iniziare un lavoro di questo tipo. Questo è stato fatto da Innocence Project e i dati ci dicono che l’errata testimonianza, ma anche l’erroneo riconoscimento di un reo, sono ai primi posti nella classifica degli errori. 

Va detto che in genere a un verdetto sbagliato si arriva per una serie di concause, e aggiungerei anche che la fase iniziale investigativa si rivela determinante per poter arrivare a un giudizio che porti alla condanna dei veri responsabili di un crimine.




Le indagini in effetti sono una parte importante, ma se vi si commettessero degli errori ciò emergerebbe nel processo, giusto?


Nel dibattimento dovrebbero emergere gli eventuali errori, il contraddittorio dovrebbe proprio avere questo ruolo. Le operazioni probatorie nei momenti dell’ammissione, dell’assunzione e della valutazione, dovrebbero utilizzare gli strumenti di conoscenza attinti dalla scienza e dalla tecnica e a principi e metodologie scientifiche che resistono al criterio di falsificazione, oltre che avvalersi delle comprovate competenze degli esperti che le impiegano. Però anche la fase investigativa, peraltro inizialmente operata esclusivamente dalla polizia giudiziaria su incarico del magistrato che conduce le indagini, può nascondere delle insidie che possono rimanere celate anche in sede processuale. Per esempio mi vengono in mente errori durante le fasi di repertamento dove possono avvenire delle contaminazioni, oppure una cattiva conservazione delle fonti di prova che può portare a un loro decadimento informativo. Questo parlando degli accertamenti tecnici, mentre per quanto riguarda le indagini cosiddette tradizionali un errore potrebbe essere quello dell’innamoramento per una tesi e una visione a tunnel che portano ad escludere altre piste possibili, perdendo nelle fasi iniziali alcuni elementi utili che non saranno più recuperabili in quelle successive inficiando per sempre la buona riuscita di un caso.


Oggi si parla sempre di più della prova del Dna nei processi, ma possono essere realmente attendibili per la soluzione dei casi?


Il Dna può essere decisamente attendibile perché la percentuale di errore, cioè la possibilità che quel DNA coincida con quello di più persone, oltretutto tutte presenti sul locus commissi delicti, è veramente prossima allo zero.

Su tutte le prove tecnico-scientifiche grava sempre una percentuale variabile di rischio, perché c’è sempre la mano dell’uomo a operare; quello che oggi è veramente importante comprendere è che per abbattere la percentuale di errore è necessario operare seguendo standard certificati, protocolli operativi, procedure codificate, linee guida pubblicate da scienziati di una determinata disciplina forense e che devono essere applicate da tutti coloro che entrano a vario titolo come esperti forensi nel procedimento giudiziario; solo così possiamo sperare di abbattere il rischio di commettere errori.



Ci può fare un esempio di un caso trattato nel libro?


Abbiamo riportato diversi casi di processi di revisione instaurati negli USA che alla loro conclusione hanno portato a scagionare i condannati a pene molto gravose, al carcere a vita o addirittura alla pena capitale.

I casi citati erano tutti accomunati da due elementi: proponevano l’analisi dei bitemark - segni di morso - presenti sulle vittime, e l’altro elemento in comune era sempre lo stesso consulente della Procura.

Ebbene durante i differenti processi di revisione emerse che il consulente non aveva nessuna specializzazione per dichiararsi esperto in questo campo specifico, e che la Procura si era affidata a lui giudicandolo esperto sulla base dei precedenti incarichi. 

Ma, mentre il DNA lasciato su una vittima dall’autore del morso è una scienza esatta, così non è per i segni di morso i quali non possono essere utilizzati per indentificare in modo univoco l’autore; questo perché i segni impressi sui tessuti subiscono delle modificazioni dovuti al trascorrere del tempo, la stessa dentatura dell’autore col tempo subisce delle trasformazioni variando il suo aspetto; pertanto da queste brevi considerazioni si comprende come l’analisi dei segni di morso da sola non sia attendibile per l’identificazione di un reo.

Nel libro abbiamo riportato diversi casi reali dove si evidenziano le differenti tipologie di errori commessi che hanno portato a delle erronee condanne, sperando così di rendere più scorrevole e interessante la lettura.



Il libro
La falsa giustizia La genesi degli errori giudiziari e come prevenirli
di: Garofano Luciano Pensieri Maria Gaia
Prefazione di Manfredi Mattei Filo della Torre
Introduzione di Baldassare Lauria
Autori: Luciano Garofano, Maria Gaia Pensieri

giovedì 22 agosto 2019

UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO: L'UNIVERSITA APERTA A CHI LAVORA

Una delle accuse mosse all’università è quella di elitarismo, anche per via dei costi di iscrizione. Per quanto queste siano vecchie accuse, dato che il mondo universitario attuale è molto più democratico di quanto sembri, dato che le tasse universitarie sono calcolate in base al reddito ISEE, con sconti e riduzioni per i redditi più bassi. Un altro aspetto che ha reso democratica l’università è stata la creazione delle università online, che consente di studiare in qualunque momento, a patto di avere un dispositivo connesso a internet. Ciò consente di formarsi senza dover affrontare le spese di trasferimento nella sede universitaria scelta. Uno degli svantaggi più noti delle università online è quello legato al fatto che, sostanzialmente, si studia da soli, anche se in realtà è un non problema, dato che sono disponibili forum di discussione e chat dedicate fra allievi e professori.





U
NIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO
Università di Diritto Internazionale

L’Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 – Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°).


Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione – Università – Ricerca; Trastevere 76/A – 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accademici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. – Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione.

L’Università Popolare (internazionale) degli Studi di Milano ha voluto proprio per estrema trasparenza pubblicare tutti gli atti che confermano il riconoscimento ufficiale da parte del MIUR, e anche da parte di Albi particolari ai quali chi si laurea presso questo ente può accedere. Li trovate qui.



martedì 23 luglio 2019

L'UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO AL CONGRESSO MONDIALE DELLO IHALM

Presso l’aula magna dell’università di Roma “La Sapienza” e presso presso la UNINT, l’Università internazionale di Roma, si è tenuto la 34º edizione del congresso mondiale dello IHALM, dal 21 al 26 Luglio.


MAGGIORI INFORMAZIONI ALLA PAGINA DELL'UNIVERSITÀ

Ogni due anni il Congresso dello IHALM, di matrice fortemente criminologica, affronta sotto molteplici punti di vista es attraverso sessioni articolate e afferenti ad aree tematiche e specialistiche, i temi riguardanti lo studio del crimine dal punto di vista giuridico e medico.

Sono chiamati dalle più importanti Università ed enti di ricerca i maggiori esperti mondiali della criminologia di matrice giuridica e medica provenienti dall’accademia e dalle professioni, nonché di tutti i settori afferenti alla criminologia:dagli Stati Uniti all’Australia, dal Giappone alla Francia passando per l’Africa, America e l’Europa e naturalmente l’Italia quale centro di eccellenza.

Il Rettore Magnifico dell’Università Popolare degli studi di Milano, il Prof. Avv. Giovanni Neri, titolare della cattedra di Criminologia e Sistema Penale “Cesare Lombriso”, ha partecipato in qualità di esperto qualificato nonché quale componente del comitato organizzativo per l’edizione italiana di questo grandioso evento, ospitato ogni due anni nelle maggiori città del pianeta e che può essere considerato il più importante incontro mondiale riguardante le scienze criminologiche.

Il nostro Magnifico Rettore, ha inoltre premiato il Presidente Onorario dello IHALM, Professor David Westubb, per contributi resi da quest’ultimo nella ricerca scientifica criminologica di area giuridica. 

sabato 15 giugno 2019

È POSSIBILE LAUREARSI DA ADULTI LAVORANDO?

Molte persone abbandonano gli studi per motivi di lavoro e poi vorrebbero riprendere a studiare a 30, 40 o 50 anni. Abbiamo posto la domanda all'Università Popolare degli Studi di Milano che è una Università Internazionale rivolta soprattutto ad adulti che intendono riprendere e terminare gli studi con il titolo tanto agognato: la Laurea.



Lavorando, specialmente se si torna a studiare dopo i 30-40 anni, frequentare una Università tradizionale è necessaria una forte motivazione, che sostenga anche quando si è stanchi o si è scoraggiati. È possibile frequentare corsi di laurea sia nelle università tradizionali, sia nelle università telematiche. Nel caso delle università tradizionali c’è da considerare il fatto che in molti casi è presente un obbligo di frequenza, che mal si concilia con gli impegni lavorativi e familiari, mentre in una università telematica è possibile frequentare le lezioni in qualunque momento, dato che vengono caricate sulla piattaforma digitale dell’università scelta. Ciò consente di studiare anche la sera, dopo una giornata di lavoro.

Uno degli aspetti fondamentali – spiegano gli esperti dell’Università Popolare di Milano - Università di Diritto Internazionale – per ricominciare a studiare dopo i 40 anni è quello di saper gestire bene il proprio tempo, in modo da riuscire a concedere il giusto tempo a studio, lavoro e vita privata. Allo stesso tempo è fondamentale avere un metodo di studio che consenta di massimizzare la comprensione e l’assimilazione delle nozioni apprese, in modo da sfruttare al massimo le poche ore giornaliere a disposizione.


L'errore più comune  assolutamente da evitare quando si studia è quello di non programmare lo studio, riducendosi a studiare tutto all’ultimo. Il consiglio base, adatto sia che ci si affacci all’università subito dopo l’esame di maturità sia che si torni a studiare dopo i 40 anni, è quello di calcolare quanti giorni i restano prima dell’esame e suddividere le cose da studiare in modo da fare poco tutti i giorni e non dover studiare tutto negli ultimi giorni, dando il tempo al cervello di assimilare al meglio ogni singolo argomento, potendolo richiamare in caso di necessità. I momenti morti sono un’occasione perfetta per ripassare, specialmente dopo che si sono creati dei riassunti tascabili, in modo da poterli tirare fuori non appena si dispone di qualche minuto di tempo libero. La vita di uno studente richiede anche dei sacrifici, e uno di questi è usare il weekend per lo studio, sfruttando ore che durante la settimana sono occupate dal lavoro.

Decidere di tornare sui libri è sicuramente una scelta impegnativa, ma è importante anche scegliere in modo consapevole quale sia la facoltà e il corso di laurea più adatto. In alcuni casi la scelta è funzionale a un obiettivo lavorativo, come una promozione o un cambio di lavoro, mentre in altri casi si tratta di studi che servono per aumentare le proprie conoscenze in un ambito che interessa. Di sicuro è fondamentale valutare se è possibile far riconoscere le proprie attività lavorative come crediti formativi, in modo da velocizzare il percorso verso la laurea. Sicuramente l’università deve rappresentare un momento di svago, anche se impegnativo, trasformandosi in un’occasione per apprendere e mettersi alla prova. Non deve rappresentare un incubo, con il rischio di andare fuori corso o con l’abbandono degli studi.

domenica 31 marzo 2019

ALL'UNIVERSITÀ POPOLARE DI BARLETTA LE LEZIONI SONO GRATUITE

Alcune lezioni si terranno in pubblico: un modo da portare cultura e conoscenza sopratutto nelle zone più difficili.




«Le lezioni inizieranno il 1° aprile, dal lunedì al sabato, secondo il calendario e gli orari indicati nel grafico che segue. Tutti i corsi e le attività si terranno presso la sede dell'Ambulatorio popolare di Barletta in via d'Abundo n. 24, sono rivolte alle fasce più deboli della comunità, senza alcuna distinzione, e sono naturalmente gratuite - scrive in una nota il referente Cosimo D. Matteucci».

«Per il venerdì e il sabato l'Università popolare sarà itinerante: stiamo infatti organizzando delle lezioni da tenersi in pubblico in modo tale da portare cultura e conoscenza sopratutto nelle zone più difficile della città, Sono in fase di organizzazione, anche per le ore mattutine, dei corsi di storia, geografia, geologia, artigianato, fai da te e anche corsi di ballo, oltre a laboratori teatrali, musicali e di pittura. Le iscrizioni ai vari corsi possono avvenire comunicando le proprie generalità tramite sms al n. 327.6992552, anche tramite whatsapp. Nello stesso modo possono essere comunicate le disponibilità a tenere corsi e lezioni da parte di professori, professionisti, anche in pensione, cultori o esperti in una o più materie, anche diverse di quelle innanzi indicate, in modo da arricchire il piano didattico.

Tutto questo perché siamo convinti che la conoscenza e la formazione di una coscienza critica siano fondamentali per migliorare le proprie condizioni di vita, oltre a essere i migliori strumenti per l'integrazione, l'inclusione e l'evoluzione sociale. La cultura fa bene a tutti, fa stare insieme, fa vivere meglio».

TORNARE A STUDIARE A 30, 40, 50 ANNI

Se si è arrivati a pensare di tornare a studiare in età matura, sicuramente è presente una motivazizone fatto scattare il desiderio: l’obiettivo alla base della motivazione di tornare sui libri deve essere alla base di ogni scelta, a partire dalla facoltà da frequentare. Se l’obiettivo è un miglioramento della propria posizione personale o lavorativa, è consigliabile scegliere il corso più adatto al proprio obiettivo, mentre se è solo la passione per il sapere che ci muove, allora è possibile assecondare le proprie passioni. 

"In alcuni casi il percorso di studi era stato iniziato, ma per diverse esigenze è stato abbandonato, rimanendo in sospeso. Può essere un’ottima idea puntare a completare il percorso di studi, ottenendo dopo i 50 anni anche una   laurea che non si era ottenuta in precedenza" - spiegano all'Università Popolare degli Studi di Milano, molto attiva in Italia anche per il supporto agli studenti stranieri. 

Quando si impara qualcosa di nuovo il cervello non solo immagazzina nozioni nuove, ma ha anche alcuni vantaggi collegati, come l’allenamento e miglioramento della memoria, ritardando il deterioramento cognitivo, migliorando la capacità analitica, la capacità di prendere decisioni e migliorando la capacità di risoluzione dei problemi. 

Presso le Università Popolari oggi modalità di frequenza, a partire da quella tradizionale che prevede le lezioni erogate in aula. Ciò però si scontra con gli impegni lavorativi e familiari, che difficilmente consentono di frequentare agevolmente dei corsi in aula. Per questo motivo, le università tradizionali hanno iniziato da alcuni anni a erogare corsi di laurea online, che richiedono in alcuni casi una presenza in aula durante parte dei corsi. Un’altra alternativa sono le università telematiche, che erogano corsi di laurea regolarmente riconosciuti frequentabili tramite internet in qualunque momento. Gli esami di profitto e la discussione della tesi, come richiesto dalla legislazione italiana, in ogni caso devono essere svolti alla presenza di una commissione giudicatrice, di conseguenza nella scelta di una università telematica è importante valutare dove si trovi la sede più vicina per sostenere gli esami e la discussione di laurea. 

martedì 19 marzo 2019

"IMMAGINI SDOPPPIATE" ALL'UNIVERSITÀ POPOLARE DI VERCELLI

Seconda puntata del progetto “Immagini sdoppiate” volto a celebrare la fotografia. Introduce Matteo Agarla fotografo e comunicatore - Il tema su cui si incentra l'edizione 2019 è l'ambiente naturale e sociale



Seconda puntata del progetto Unipop “Immagini sdoppiate”., Nella Sala Parlamentino dell'Ovest Sesia, si terrà venerdì 22 marzo alle ore 21 la seconda tappa dell'iniziativa promossa dall'Università Popolare di Vercelli volta a celebrare la fotografia. Il tema su cui si incentra l'edizione 2019 è l'ambiente naturale e sociale. Venerdì la Presidente Paola Bernascone Cappi convocherà al tavolo dei relatori Matteo Agarla, un'artista /comunicatore che ha usato il contrasto di luci e ombre per plasmare e ridefinire la materia. Il suo è un percorso di astrazione che ha attirato anche le lodi di un critico del calibro di Vittorio Sgarbi. 

Ma chi è Matteo Agarla? Nasce a Gattinara il 27 febbraio 1988. Dopo studi scientifici si lascia sedurre dalla propria vocazione artistica all’insegna della comunicazione e della grafica pubblicitaria, senza dimenticare le altre dimensioni come la pittura, l’incisione, la scultura, la fotografia e la poesia. Di rilievo le sue collettive come incisore presso l’Atelier Giuseppe Ajmone a Carpignano Sesia nel 2008 e la mostra “Vultuum, Domine, Requiram” al Seminario Arcivescovile di Vercelli nel 2010. Terminati gli studi in “Nuove tecnologie per l’arte. Comunicazione visiva multimediale” presso l’Accademia di Belle Arti ACME di Novara decide di proseguire i propri studi in “Arti interattive performative” all’Accademia di Brera a Milano e si laurea a pieni voti nel 2013 diventando capotecnico di arti grafiche, mentre nel 2015 ottiene la Medaglia d’oro del Nobile Collegio Caccia di Novara come uno dei migliori studenti universitari. Centrale nella sua carriera è la comunicazione sia pubblicitaria che artistica declinata in opere dal forte gusto estetico sia per creare pubblicità o campagne di Marketing. La stessa ricerca che viene insegnata durante le ore di lezione tenute presso l’Istituto Leonardo da Vinci di Borgomanero dove lavora. 

Per partecipare è obbligatoria la prenotazione presso la segreteria Unipop di via Attone Vescovo 4 al costo di euro 5. Al termine della presentazione, seguirà la degustazione di prodotti del territorio a cura dell’Associazione di Irrigazione Ovest Sesia. 

Informazioni al numero 0161/56285 oppure all’indirizzo email universitapopolare.vc@gmail.com.